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2 mesi di job shadowing in Olanda e tante novità per la scuola di Messina

Valentina Riboldi eTwinning, Scuola, Storie

È stato un anno scolastico davvero fuori dal comune quello che si è appena concluso!
Un anno assolutamente intenso, ricco di emozioni, di lavoro, di scoperte, di possibilità regalateci da Erasmus+.
Quando nel mese di giugno del 2015, infatti, abbiamo saputo che il progetto di mobilità (KA1) del nostro istituto era stato approvato non avevamo ancora idea della grande avventura che avremmo vissuto.
Ci aspettavano due mesi di job-shadowing nei Paesi Bassi, un periodo durante il quale andare alla scoperta di un mondo molto diverso dal nostro per cultura, background, profilo sociale, e al rientro in Italia un lavoro di disseminazione, informazione, sperimentazione…

Le docenti italiane con la collega olandese

Il nostro blog, è nato praticamente subito, e, seguito dalla pagina su facebook, ci ha accompagnato, fedele diario di bordo, in ogni tappa della nostra avventura.

La scelta di una scuola olandese, avvenuta grazie alla piattaforma eTwinning, come meta della nostra osservazione non è stata casuale. L’istituto De Gondelier di Amersfoort – una deliziosa cittadina le cui mura medievali le riservano aspetto fiabesco – è infatti una scuola Dalton, metodo ideato da Helen Parkhurst (1887-1973) e applicato per la prima volta dal 1919 nella omonima città del Massachussets.
Ciò che ci ha colpito del Dalton plan, tornato assai in auge negli ultimi anni nei Paesi Bassi sebbene quasi coetaneo del nostro Montessori, è il ruolo dell’insegnante, ossia un tutor che guida gli alunni fin dalla prima scolarizzazione, in un percorso verso l’indipendenza, la responsabilità e la pianificazione del proprio tempo e del proprio lavoro.
Tutto quanto avevamo letto a proposito di questo metodo ci è sembrato da subito assai in linea con le indicazioni di Europa 2020, nell’ottica del lifelong learning, e soprattutto assai distante dal tradizionale e un po’ anacronistico modo di fare scuola in Italia.

Non restava che andare a osservare il lavoro in aula, confrontarci con i colleghi e… metterci in gioco!

UN AMBIENTE SCOLASTICO DA SINDROME DI STEHNDHAL

Biciclette nel cortile della scuola olandese
E così, dopo una calda e attesa conferenza stampa per presentare il progetto, il 3 settembre ci troviamo già in volo, pronte a vivere i due mesi più densi, ricchi e proficui della nostra carriera di docenti. La prima sorpresa, già a distanza, mentre costeggiavamo i canali che ci portavano dalla stazione a scuola, è stato l’aspetto dell’istituto, lontano anni luce dalle nostre strutture: immensi spazi esterni con immancabile parcheggio per le biciclette e giochi per bambini. Al suo interno aule grandi, colorate, luminose con arredi nuovi e puliti,  libri, quaderni e fotocopie a disposizione di tutti, corridoi attrezzati con tavolini e sedioline, decorazioni murali, armadi pieni di giochi per ogni età, e, meraviglia delle meraviglie, dei piccoli ambienti per le macchine fotocopiatrici (uno per materiali per la didatticaognuno dei tre piani), straripanti del più vario materiale di cartoleria!

Laboratori, sale da tè per gli insegnanti, un auditorium di ultima generazione che con un sistema di pareti scorrevoli si divide in aule musicali e/o relax e palestra.
Confessiamo, insomma, che dopo due mesi non c’eravamo ancora riprese dall’iniziale “Sindrome di Stendhal”!

 

 

 

ALLA SCOPERTA DELLA SCUOLA DALTON

Dirigenti scolastici dei due istituti coinvolti

La Dirigente scolastica Rosalia Schirò con l’headmaster del De Gondelier, Jan Rozenbroek

Al De Gondelier, con una immancabile tazza di tè in mano, ci aspettava la nostra tutor, la cara Anne, che aveva già predisposto per noi un programma ricco e vario, ampliato e modellato di settimana in settimana in base alle nostre richieste ed esigenze. L’ iniziale fatica per la lingua è stata supportata da utili app e dalle spiegazioni in inglese delle colleghe, dei bambini e del disponibile dirigente. Volevamo capire era come iniziasse questo cammino verso l’autonomia e la responsabilità degli alunni e per questo abbiamo seguito le lezioni in aula nei singoli grade (8 livelli nella scuola di base olandese) a partire dal primo.

Era stupefacente vedere i bimbi già a 4 anni compiere piccoli compiti con consapevolezza e sicurezza, in ordine e senza chiasso (in due mesi non abbiamo sentito un insegnante alzare la voce nemmeno per un momento!), seguendo poche e semplici indicazioni della maestra e riconoscendo immagini ricche di simboli che poi si trasformavano nelle classi successive, in “messaggi” scritti, brevi, chiari e condivisi.

turni dei bambini olandesi per riordinare la classe

Turni dei bambini per riordinare la classe e gli spazi comuni

Molti aspetti dell’organizzazione del lavoro in aula ci sono sembrati validi e assolutamente interessanti nell’ottica di un apprendimento mirato all’acquisizione di competenze spendibili in ambiti diversi e, a lungo termine, in un futuro lavorativo.
L’orario delle lezioni è organizzato e fatto conoscere alla classe settimanalmente. Minuzioso il lavoro di preparazione del weektaak, la programmazione settimanale, diviso in blocchi orari molto brevi, interrotti da due lunghi intervalli in cui i ragazzi si scatenano in cortile senza nessuna sorveglianza :

  • scansione delle materie
  • differenziazione dei livelli
  • precisa indicazione sugli esercizi e le attività da svolgere
  • tempi di spiegazione, valutazione dell’alunno sulle maggiori o minori difficoltà incontrate

E nelle scuole olandesi la figura del collaboratore scolastico non è prevista! I bambini fanno a turno nel mettere in ordine l’aula, pulire, riporre i libri negli scaffali, mettere a posto il materiale di cancelleria

L’insegnante si limita a dare indicazioni in un quarto d’ora sul programma della mattinata, che comprende anche tre discipline, e gli alunni lavorano poi in completa autonomia, aprendo sul banco contemporaneamente tre libri differenti e procedendo con le materie da studiare e le attività da svolgere per come preferiscono. I ragazzi sono consapevoli degli obiettivi settimanali da raggiungere e li gestiscono ognuno secondo le proprie competenze e abilità.

semaforo in aula

Un semaforo in aula per scandire momenti diversi

I compiti peraltro non sono uguali per tutti, in quanto la classe è divisa in tre livelli, che utilizza libri e materiale appositamente strutturato per far raggiungere a ognuno competenze adeguate alle proprie capacità. Così facendo si riduce il senso di frustrazione di chi non riesce a seguire il ritmo della classe e si potenziano e stimolano le capacità dei più abili e veloci.

Utile supporto del docente in aula è un semaforo, che scandisce coi suoi tre colori le possibili relazioni e forme di aiuto: la luce rossa impone momenti di lavoro in assoluta autonomia e bisogna sapersela cavare da soli, la luce gialla permette di chiedere aiuto ad un compagno (in primis al tuo “buddy”, simile al nostro tutor) o lavorare in gruppo, mentre a luce verde accesa le l’alunno può rivolgersi all’insegnante per ottenere chiarimenti o aiuto.

Occorre precisare, e in questo crediamo che l’Italia sia un passo avanti rispetto ai Paesi bassi, che i ragazzi diversamente abili non sono tutelati da apposita legge e frequentano scuole speciali. Non esistono quindi insegnanti specializzati nel sostegno e la loro inclusione si limita ai soggetti con Bisogni educativi speciali.
La scuola però garantisce importanti figure di riferimento a disposizione degli alunni, come l’esperto per i DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) e la art therapist.

Inoltre l’istituto ha una sezione speciale chiamata “Leonardo da Vinci” che stimola e potenzia le abilità di ragazzi più dotati provenienti anche da altri istituti della città che qui non si annoiano, non si distraggono e non creano azione di disturbo come accade a volte nelle classi regolari che frequentano ma invece (in due giorni a settimana, a pagamento) lavorano secondo una progettazione appositamente studiata.

INSIEME AL JOB SHADOWING VISITE DI STUDIO IN ALTRE SCUOLE DEI PAESI BASSI

Biblioteca di una scuola olandeseAffascinate da quanto osservavamo (anche nelle occasioni in cui ci siamo messe in gioco in >prima persona, come le lezioni di italiano proposte nei grade più alti) ci chiedevamo però se quella della scuola De Gondelierfosse un’oasi felice rispetto alle altre realtà, Dalton e non, come proseguisse l’applicazione del metodo nella scuola secondaria e come funziona in Olanda l’istruzione superiore etc…

E così abbiamo intercalato le nostre giornate ad Amersfoort con visite a istituti diversi, alcune anche insieme alla nostra Dirigente e a un membro del nostro personale amministrativo, anche loro coinvolte per due settimane nel job-shadowing: un’altra scuola di base Dalton a Hilversum, la Lorentz school, lo Spinoza Lyceum di Amsterdam, il Vathorst collage, istituto superiore di musica, ballo e arte, e una scuola improntata su un altro metodo (il PBIS).
spazio di studioLe visite, gli incontri e i confronti con dirigenti e alunni, l’osservazione delle lezioni  tutti docenti assai disponibili che ci hanno permesso di stare in aula e di interagire coi ragazzi – ci hanno davvero lasciato a volte senza parole: spazi immensi, iper tecnologici (allo Spinoza la Lim è stata sostituita da maxi ipad e i ragazzi comprano un tablet al posto dei libri, unica spesa per le famiglie), biblioteche super fornite (il pc non ha sostituito in tutto il cartaceo), ambienti per lo studio di gruppo e, “involucro” a parte (che però non si può sottovalutare, soprattutto se pensiamo ai nostri poveri studenti stretti in classi pollaio in scuole dove il gesso si porta da casa), le modalità di lavoro sono incentrate, indipendentemente dall’indirizzo, sullo sviluppo della creatività, della consapevolezza e della autonomia.

In questa videointervista , Ana e Cor, due alunni del liceo Spinoza di Amsterdam spiegano le motivazioni della loro scelta di continuare gli studi in un liceo Dalton

Frutto immediato di queste nostre peregrinazioni è stato l’invito, da parte della redazione di DaltonVisie (N°2 dicembre 2015), una rivista di tiratura nazionale dedicata alla metodologia Dalton, a scrivere per loro un articolo sulla nostra esperienza chiedendo la nostra opinione riguardo al metodo. Un’altra importante opportunità targata Erasmus+ che ci ha assai sorpreso e lusingato!

RIENTRO A MESSINA CON UNA NUOVA SPERIMENTAZIONE IN CLASSE E IL VIA A UN ETWINNING

Dopo due mesi vissuti al massimo (abbiamo pure partecipato alla giornata e-twinning nazionale, tenutasi il 7 ottobre ad Amsterdam all’Eye, un cinema di ultima generazione) abbiamo fortemente voluto portare a Messina tutti gli spun

Articolo della rivista Daltonvisie

ti più interessanti che potessero concretizzarsi in una realtà così diversa!

E quindi abbiamo dato il via a una sorta di sperimentazione del metodo nelle nostre classi: in primis una divisione in gruppi di livello con attività, obiettivi, modalità e verifiche differenziate, che ha richiesto un gran lavoro di preparazione ma i risultati ci hanno ripagato! Poi l’organizzazione di “giornate olandesi” con una diversa disposizione dei banchi in aula, con una differente scansione temporale della mattinata e un docente che rinuncia al suo ruolo istituzionalizzato limitandosi a dare brevi indicazioni per un lavoro assolutamente autonomo, fino allo spuntino salutare, a base di frutta e verdura, come quello dei coetanei del Nord Europa.
Contemporaneamente nasce anche il progetto “Italy and the Netherlands working on eTwinning” per permettere ai nostri alunni, grazie alla piattaforma, di entrare in contatto diretto con gli allievi del De Gondelier attraverso chat e scambi di email e materiali.

LA DISSEMINAZIONE DEL PROGETTO E SIAMO SOLO ALL’INIZIO!

E poi gli incontri con i colleghi della nostra scuola e con quelli della provincia, gli inviti di altri dirigenti per aggiornare i propri docenti sulle opportunità di Erasmus+, su eTwinning, sul metodo Dalton, gli sportelli pomeridiani presso il nostro istituto.
Ricca e intensa (e assai impegnativa!!) insomma anche questa fase di disseminazione del progetto in cui abbiamo gettato le basi per un lavoro scolastico che, lungi dal considerarsi concluso, è appena iniziato, in quanto implica un vero e proprio cambio di mentalità, di stile di insegnamento e di apprendimento.

In fase di ideazione “OBSERVE, COMPARE AND IMPROVE” era una sfida, sfida che si è trasformata in una profonda convinzione: l’insegnamento può e deve sempre modificarsi in termini di qualità e questo può accadere solo grazie al confronto, alla conoscenza di realtà diverse, alle esperienze, alla capacità e dal coraggio di noi docenti di metterci in gioco ogni giorno.

Per approfondire
Il blog dedicato al progetto
La videogallery Fb con interviste a studenti e docenti olandesi
La scheda del progetto nella piattaforma di disseminazione (en)

 

di Bernadette Ferlazzo e Patrizia Barbuto,
Istituto Comprensivo Manzoni Dina e Clarenza di Messina

(Editing: Valentina Riboldi
Agenzia nazionale Erasmus+ Indire)