Istruzione superiore

L’università degli studi di Genova ci racconta la sua lunga esperienza nelle Capacity Building for Higher Education

29/01/2021
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Dal 2015 l’Italia risulta coordinatrice di ben 87 progetti di Capacity Building for Higher Education (CBHE). Un ruolo importante, consolidato nell’ultima Call 2020  dove sono risultati in 14 gli istituti di istruzione superiore italiani capofila.

I progetti Erasmus+ di sviluppo delle capacità nell’istruzione superiore (azione chiave 2), promuovono la cooperazione e i partenariati in grado di incidere sulla modernizzazione e sull’internazionalizzazione degli istituti e dei sistemi d’istruzione superiore dei paesi partner, con un’attenzione particolare ai paesi partner confinanti con l’UE.

Rappresentano un’azione strategica a sostegno delle azioni esterne dell’Unione, inclusi i suoi obiettivi di sviluppo, mediante la promozione della mobilità e della cooperazione tra istituti d’istruzione superiore del Programma e di paesi partner, anche grazie al potenziamento mirato della capacità nei paesi partner appunto.

Inoltre agevolano la capacità di attrarre studenti eccellenti e personale accademico da tutto il mondo.

Abbiamo intervistato l’Università degli Studi di Genova che vanta una lunga tradizione nella partecipazione nei progetti CBHE, spesso coordinandoli. Ci ha risposto il sig. Angelo Musaio, da anni all’interno dell’ufficio relazioni internazionali dell’ateneo.

 

 

D: Sig. Musaio, l’Università degli Studi di Genova da anni ormai è impegnata in un processo di internazionalizzazione che risponde a strategie precise e obiettivi chiari. Il Programma Erasmus Plus sostiene e rafforza questo impegno anche attraverso azioni meno note quali le Capacity Building for Higher Education ossia lo sviluppo delle capacità nell’istruzione superiore, da attuarsi in Paesi Terzi. Ci racconti come si posiziona l’ateneo di Genova in questo scenario e a cosa ambisce nel quadro del nuovo Programma 2021-2027

R: I progetti CBHE nell’ambito del programma Erasmus+ sinora rappresentano per l’Ateneo genovese un’azione importante per lo sviluppo della dimensione internazionale, così come lo erano stati i trascorsi programmi Tempus, Alfa, Erasmus Mundus, etc. e si auspica lo saranno nel quadro del programma 2021-2027 per il quale stiamo iniziando a prendere dimestichezza con le c.d. “Overarching Priorities” già pubblicate (i.e. inclusion and diversity; digital transformations; participation in democratic life; environmental sustainability and climate goals ndr).
L’interesse dovrebbe essere sempre quello di promuovere la dimensione internazionale di UniGE tramite azioni orientate al miglioramento e sfruttamento delle attuali eccellenze dell’offerta formativa, dei modelli di governance e sviluppo della terza missione

D: Approfittiamo della sua esperienza, annosa e solida, per chiederle un riferimento anche agli aspetti organizzativi e gestionali di azioni così complesse, Genova è capofila di progetti enormi: impegno dell’istituto e ruolo dei partner.

R: Il perseguimento di certe azioni è inscritto nel quadro delle strategie e obiettivi di UniGE.
I due punti fermi a supporto della dimensione internazionale rimangono:

i) la mobilità studentesca outgoing e incoming;
ii) le opportunità offerte, in ambito ricerca scientifica e tecnologica, dal programma Horizon e dal futuro Horizon Europe 2021-2027.
In merito al primo punto, sappiamo quanto la mobilità studentesca, in termini numerici, abbia un impatto diretto sui key-performance-indicator dettati dal MUR. Allo stesso modo, tutti gli altri progetti promossi dalle azioni chiave del Programma Erasmus, e le CBHE in particolare, costituiscono un fondamentale supporto al suddetto punto fermo.
Ma lo sono anche per lo sviluppo di progetti di RS&T, sia tra Stati Membri che con Paesi Partner; nel cui novero troviamo Cina, Russia, Kazakhstan, Vietnam…cioè paesi non esattamente “in via di sviluppo”.
Fatta questa premessa, i risultati conseguiti in questi ultimi vent’anni da UniGE rappresentano un importante contributo allo sviluppo dei punti fermi citati.
Ciò è stato possibile soprattutto grazie al consolidamento, a livello di direzione generale, di una struttura di supporto che agisse in funzionale riparto delle mansioni con altre strutture amministrative e, soprattutto, in sinergia con i dipartimenti che rappresentano la principale unità operativa di ogni Ateneo.
In merito ai ruoli di coordinatore e partner, certo il primo, se da un lato richiede un impegno soprattutto in termini di risorse umane, è sempre il più auspicabile e da sviluppare con partner consolidati nel quadro del proprio networking, evitando incontri al buio, cioè partnership basate unicamente su scambio di corrispondenza.

D: Molta sponda sud del Mediterraneo nei vostri progetti centralizzati ma anche il far east con India, Nepal, Afghanistan, sostenuti da facoltà di punta quali ingegneria, chimica, scienze della formazione…Sappiamo che in questo quadro organizzativo avete molto attenzionato l’Assicurazione della Qualità e l’Accreditamento dei corsi di studio. Ci dica due battute sulla scelta di questi temi nei contesti geografici indicati e i risultati raggiunti.

R: Il ruolo della nostra unità rimane quello di “servizio a supporto” e in questo spirito, se da un lato si cerca di assicurare la massima divulgazione dei bandi presso tutte le aree scientifiche dell’Ateneo, dall’altro in questi ultimi anni il maggiore coinvolgimento e i migliori risultati sono stati conseguiti grazie al contributo di docenti e ricercatori provenienti dalle discipline da lei citate. Sono state inoltre utili le consolidate collaborazioni con i Bologna experts, anche in ambito CRUI. Quindi tematiche connesse al green building, campus sustainability, 0 water management and treatment, TLA practices – teaching / learning / assessment etc. hanno rappresentato l’argomento dei nostri star projects.
In merito al contesto geografico, si tratta di combinare le priorità stabilite dalla EACEA con le nostre eccellenze, il tutto nel quadro del consolidato networking. Inoltre, è un dato di fatto che la Commissione Europea ha deciso l’allargamento del Programma a quasi tutto il pianeta. Pertanto, sempre riallacciandomi ai punti fermi di cui sopra, diversissime sono le aree geografiche le cui università hanno ampliato contatti con i nostri docenti e ricercatori o hanno stabilito accordi orientati alla mobilità studentesca.

D: Sempre cruciale è la diffusione e capillarizzazione dei risultati, buone pratiche e iniziative innovative soprattutto: come mettete in pratica la valorizzazione dei risultati ottenuti? Utilizzate strumenti di valutazione a sostegno di questa parte del lavoro?

R: Fortunatamente le azioni di dissemination e sustainability hanno assunto carattere di obbligatorietà contrattuale nel quadro dei progetti finanziati, al punto di diventare degli specifici work-packages dei piani di lavoro.
Pertanto si è fatto di necessità virtù e alcune titubanze iniziali sull’uso di strumenti tipo creazione di specifici website, social-network, comunicati-stampa etc. sono state superate, nel caso di UNIGE grazie soprattutto al contributo delle unità deputate alla comunicazione esterna.

D: Ricercatori e Dottorandi sono le figure prossime alla comunità studentesca forse più implicate. Quali le ricadute professionali per loro?

R: Tali figure, soprattutto con riferimento alla recente posizione del ricercatore a tempo determinato, stanno partecipando sempre più attivamente ai progetti CBHE, ovviamente nel quadro delle linee-guida dei loro riferimenti accademici. Diverse sono state le evidenze di arricchimento accademico per loro, non ultime pubblicazioni congiunte con docenti senior e colleghi di Università sia di Stati Membri e sia di Paesi Partner.

 

 

D: Per chiudere: gli effetti, e le soddisfazioni quindi, che avete ingenarato nei Paesi target ma anche nel vostro territorio per capire se queste azioni aiutano il posizionamento dell’ateneo nel tessuto produttivo, sociale e culturale in cui nasce alimentando così la terza missione di istituto.

R: Il consolidamento delle reti con colleghi e docenti dei Paesi Partner (ma anche da Stati Membri) è un valore aggiunto che sinceramente va oltre qualsiasi indicatore di risultato o quantificazione di budget.
Con specifico riferimento alla c.d. terza missione, intesa come l’insieme delle attività con le quali gli atenei interagiscono direttamente con la società e il proprio territorio di riferimento, è sicuramente importante cercare, nella costituzione delle partnership, la partecipazione, come diretti partner di progetto (e quindi non come semplici “associati” o figure minori), dei c.d. stakeholders, intesi come autorità pubbliche, operatori industriali e soggetti privati interessati ad ampliare la loro dimensione internazionale, preferibilmente già legati all’Ateneo da partenariati in seno a esistenti consorzi e strutture similari. Come esempi di collaborazioni vantate negli ultimi anni possiamo citare Autorità portuale, Comune di Genova, Consorzio TICASS, Fondazione AMGA e altre importanti relatà.

 

Alessia Ricci
Ufficio comunicazione
Agenzia Nazionale Erasmus+ Indire