Formazione professionale

“Le domande difficili non sono tecniche” Gli educatori riflettono sul futuro dell’apprendimento nell’era dell’IA

21/04/2026

Nell’ambito dell’attività a lungo termine Digital Pedagogy in the Age of AI, a cui l’Agenzia italiana Erasmus+ INAPP partecipa come partner, l’Agenzia Erasmus+ Estone, in collaborazione con SALTO Digital, ha realizzato il 10-13 febbraio 2026 una visita di studio TCA in Estonia e Finlandia.

Partecipanti provenienti da Italia, Ungheria, Repubblica Ceca, Paesi Bassi, Lussemburgo, Finlandia, Estonia, Malta, Lettonia, Lituania, Polonia e Germania hanno preso parte a discussioni, visite scolastiche e sessioni di riflessione congiunta, focalizzate sull’IA nella pedagogia digitale e sulle competenze future nell’istruzione scolastica e nella formazione professionale.

I partecipanti hanno esplorato gli approcci pedagogici digitali dei due Paesi ospitanti, attraverso visite scolastiche, contributi di esperti e discussioni sulle sfide che l’Intelligenza Artificiale (IA) presenta nella pratica didattica quotidiana.

Si riporta di seguito un articolo contenente le principali riflessioni emerse dall’evento. L’articolo originale in inglese è disponibile al seguente link: https://urly.fi/43Ay

L’intelligenza artificiale ha portato le scuole europee in un contesto in cui le risposte abituali non funzionano più. Oggi, le domande più complesse non riguardano strumenti o piattaforme, ma il senso stesso dell’apprendimento.

Non si tratta solo di un cambiamento tecnologico, ma di una trasformazione epistemica: sta cambiando il nostro modo di intendere la conoscenza, l’apprendimento e il pensiero. Poiché la creazione di conoscenza diventa sempre più collaborativa tra esseri umani e sistemi di Intelligenza Artificiale, gli educatori devono ripensare la pedagogia, gli obiettivi formativi e la valutazione.

Cosa significa imparare in un’epoca in cui le risposte vengono generate all’istante? Come dovrebbe essere valutato l’apprendimento? E ha ancora senso attribuire voti nel modo in cui lo abbiamo sempre fatto?

«Queste domande non sono tecniche. Sono pedagogiche», afferma Jaana Mihailišina, tecnologa dell’educazione e insegnante di fisica presso la Tartu Raatuse School. «Perché dovremmo reinventare la ruota per l’IA? In molti modi si tratta ancora di competenza digitale, solo a un altro livello. La vera sfida è ripensare l’insegnamento e l’apprendimento nel loro insieme.»

Foto- Karolin Viikoja

Una sfida condivisa, non nazionale

I sistemi educativi europei possono sembrare diversi sulla carta, ma per quanto riguarda l’IA, gli insegnanti di tutta Europa affrontano la stessa incertezza, la stessa pressione per mancanza di tempo e le stesse domande senza risposta. Nessuno sa davvero quale sia la strada giusta.

«Non esiste ancora una storia di successo», afferma Indrek Lillemägi, dirigente della Pelgulinna State Upper Secondary School di Tallinn. «Stiamo tutti affrontando insieme questa situazione confusa. Non ci sono risposte chiare, ma l’IA non scomparirà, quindi dobbiamo imparare a funzionare in questo mondo complesso.»

Foto- Karolin Viikoja

La formazione degli insegnanti sull’IA e sulla pedagogia digitale sta emergendo in molti Paesi, ma per lo più con piccoli passi. Le linee guida sono in fase di elaborazione, partono i primi progetti pilota e le scuole sperimentano spesso senza il tempo o il supporto necessari.

Il tempo, infatti, è stato indicato più volte come l’ostacolo principale.

«Gli insegnanti semplicemente non ne hanno abbastanza», osserva Lillemägi. «E non abbiamo trovato nulla che realisticamente possiamo smettere di fare.»


Esperienze dirette da Estonia e Finlandia

Durante l’evento, i partecipanti hanno esplorato come l’Estonia e la Finlandia affrontano la pedagogia digitale e l’IA nell’istruzione, visitando scuole e istituti di formazione professionale.

Maarit Kolehmainen, insegnante di inglese e francese in Finlandia, ha osservato che l’Estonia ha adottato un approccio nazionale più coordinato verso l’IA nell’educazione, mentre in Finlandia gran parte delle decisioni è lasciata a comuni e insegnanti.

«In Estonia c’è una direzione nazionale chiara», ha detto, riferendosi all’iniziativa AI Leap e al ruolo riconosciuto dei tecnologi dell’educazione nel sistema scolastico. «In Finlandia, insegnanti e autorità locali trovano da soli le proprie soluzioni. Entrambi gli approcci hanno punti di forza e limiti. Ma questa esperienza mi ha davvero ispirata. Sto già pensando a come avviare conversazioni su una collaborazione più forte nell’insegnamento e apprendimento nella mia scuola.»

Anche Dorine Schilperoort, vicepreside del Da Vinci College Kagerstraat nei Paesi Bassi, è stata ispirata dalle visite. «Durante le visite scolastiche in Estonia e all’Innokas Network dell’Università di Helsinki, è diventato chiaro che l’educazione all’IA non deve partire dalla tecnologia. Si può insegnare la logica dell’IA in modi molto semplici, anche senza computer. Questo è qualcosa che potremmo sicuramente introdurre nelle nostre scuole», ha osservato.

«La mia più grande preoccupazione è che gli studenti non imparino a giudicare se ciò che ottengono dall’IA sia effettivamente vero. Dovremmo insegnare come funziona l’IA, non solo come usarla», ha aggiunto.


È una situazione da “Far West”

Il rischio, notano diversi partecipanti, non è tecnologico ma pedagogico. Un apprendimento superficiale rischia di ridurre il pensiero critico e aumentare l’eccessiva dipendenza dagli output automatizzati.

«Gli insegnanti non rischiano di essere sostituiti dall’IA», afferma Lillemägi. «Sono gli studenti a rischiare, se perdono la capacità di imparare in modo autonomo.»

I partecipanti concordano che le competenze di apprendimento e l’autoregolazione sono oggi più importanti che mai. Allo stesso tempo, le aspettative continuano a crescere mentre le risposte restano provvisorie.

«Se pensi di aver trovato la risposta giusta quest’anno, probabilmente sarà superata l’anno prossimo», aggiunge Lillemägi. «Dobbiamo anche imparare a gestire la sensazione che tutto sia un po’ caotico, perché questa è la realtà attuale.»

Una visione condivisa anche da Mihailišina: «Ovunque vedo una sorta di situazione da ‘Far West’. Tutti capiscono che c’è un problema, ma nessuno sa esattamente da dove iniziare. E quando si comincia, ognuno lo fa in modo diverso. In un certo senso è affascinante—come lievito o batteri che si espandono, facendo crescere cose in tutte le direzioni.»


Andare avanti insieme

Nonostante l’incertezza, l’evento ha sottolineato l’importanza di imparare gli uni dagli altri. Vedere come altri sperimentano, si interrogano e talvolta faticano, aiuta gli educatori a progredire anche senza soluzioni definitive.

«La cosa principale che ho capito è che non siamo soli», ha detto Mark Meijering, responsabile del team dei funzionari di politiche educative a Landstede nei Paesi Bassi. «È chiaramente una questione europea. Tutti stanno cercando di capire come gestire l’IA nelle scuole.»

«Va bene non avere tutto chiaro. Stiamo imparando strada facendo ed eventi come questo ci aiutano a capire che fare fatica fa parte del processo. Non si può fare da soli», ha sottolineato Meijering. «Abbiamo davvero bisogno gli uni degli altri.»

Foto- Karolin Viikoja