Il Programma
Storie e buone pratiche
L’attivismo civico e politico a Genova si rafforza sui Pirenei
Genova che Osa aps è una organizzazione non profit con sede a Genova che ha realizzato un progetto di mobilità breve (KA122 – ADU) per mettere a punto il proprio programma di formazione interna rivolto ai giovani attivisti. Il progetto si è contraddistinto per alcuni elementi di qualità: l’analisi dei bisogni, la gestione delle mobilità, la disseminazione. L’intervista a Stefano Gaggero, presidente dell’associazione, è stata realizzata durante il Kick off meeting KA122 – Adulti del 30 settembre 2024 dove il progetto è stato presentato come buona pratica.
Sul canale YouTube dell’Agenzia Erasmus+ INDIRE è disponibile la video registrazione dell’intervento.
Titolo progetto: “Creating a centre of excellence for citizen education in Genoa and Liguria”
Scheda progetto: 2021-1-IT02-KA122-ADU-000018171
Domanda: Qual è il contesto in cui opera la vostra organizzazione?
Stefano Gangero: Siamo un’organizzazione non profit, progressista, che si occupa di contrasto alle disuguaglianze e di incentivare la partecipazione democratica a Genova e in Liguria. Abbiamo, ormai dal 2020, un programma interno di formazione non formale tra pari rivolto a giovani per l’attivismo civico e politico, svolto da alcuni nostri e nostre attiviste di staff che (persone salariate, volontari che collaborano strutturalmente con l’organizzazione, ecc.). L’esperienza interessante di questo percorso è che essendo una formazione tra pari succede che alcuni dei giovani che partecipano alla scuola nel ciclo successivo diventano a loro volta delle formatrici o dei formatori.
Lavoriamo in tre aree principali: formazione e ricerca, mobilitazioni sociali, community organizing. I nostri obiettivi sono:
- promuovere i valori europei di unità, solidarietà ed eguaglianza a Genova, e sviluppare la nostra identità europea
- promuovere iniziative di cittadinanza che migliorano le condizioni ambientali e sociali dell’area in cui operiamo
- combattere l’apatia civica e incoraggiare la partecipazione alla vita democratica
Il nostro lavoro di formazione ha per oggetto molti temi: disuguaglianze, spopolamento, abitazioni, ambiente, il community organizing, le elezioni europee, il funzionamento dell’Unione Europea e la riduzione della disinformazione a riguardo; il significato dell’impegno civico e politico; il significato di valori democratici fondamentali. Stiamo costruendo una accademia di partecipazione civica che offrirà attività formative connesse ai nostri obiettivi.
L’esigenza che è emersa in un contesto come quello di Genova, un comune come molti in Italia, di medie dimensioni in area post-industriale, dove tra le tante cose le opportunità di partecipazione soprattutto per la popolazione giovanile sono in rapida riduzione e quindi anche le competenze che si acquistano tramite l’università a scuola o partecipando nella rete associativa in termini di partecipazione politica e formazione sono molto ridotte.
Per contrastare questo contesto “nefasto” diciamo così e per potenziare le competenze del nostro staff in termini di formazione per l’attivismo civico e politico abbiamo deciso di provare l’avventura di Erasmus.
D: Come è stato articolato il vostro progetto?
S.G.: Allora, partirei dalla fase preliminare di progettazione che per noi è durata molto, poco meno di un anno, l’abbiamo svolta nella nostra scuola ed è stata soprattutto un’attività di need assessment, di ricognizione dei bisogni e questo ci ha aiutato tantissimo a identificare poi i tre pilastri su cui abbiamo fondato la proposta progettuale:
- lo sviluppo di un pensiero strategico rispetto alla costruzione di un programma formativo;
- la gestione di gruppi di allievi con background differenti perché in un contesto come quello cittadino di Genova ci siamo accorti che era molto più faticoso raggiungere degli allievi nella nostra scuola che provenissero da background vulnerabili (la periferia, retroterra migratorio, povertà culturale o socio-economico)
- il lavoro su competenze per costruire gruppi inclusivi quindi competenze anti-oppression di leader-fullness.
Questi obiettivi di progetto hanno contribuito al nostro obiettivo strategico più ampio di fondare una Accademia di partecipazione civica a Genova, e a rinforzare, nelle aree prioritarie per la realizzazione dell’obiettivo strategico, le seguenti capacità e competenze: a) Competenze in materia di antidiscriminazione e buone pratiche di inclusione b) Competenze in pedagogia per la collaborazione e la leadership c) Competenze strategiche per l’educazione degli adulti nell’ambito dell’impegno democratico.
Una volta scritta la proposta del progetto, che per le azioni KA1 è molto più semplice che per altre tipologie, la grande difficoltà è stata trovare la hosting organization. Ma alla fine abbiamo individuato l’organizzazione che rispondeva ai nostri bisogni e che era adatta ai bisogni dei partecipanti. Nello specifico noi avremmo mandato delle persone di staff volontari che hanno età molto giovani, l’età media del nostro staff è 24 anni. Quando abbiamo scritto il progetto avevamo anche ragazze e ragazzi più giovani di 20-21 anni.
Il progetto ha ricevuto un finanziamento tale da permettere che 15 membri dello staff prendessero parte in mobilità di formazione in aree relative agli obiettivi di cui sopra. Tutte le mobilità hanno avuto luogo in Spagna
Come avete organizzato le mobilità?
S. G.: Con l’hosting partner ci siamo presi un discreto tempo per definire il programma dell’offerta formativa scegliendo i loro corsi in base alle nostre esigenze. Nel corso della durata del progetto abbiamo inviato gruppetti di due-quattro persone ogni volta, definendo i gruppo in base all’esperienza dei partecipanti: i gruppi di 2 di solito andavano a formazioni un po’ più spesse in termini di contenuto ed erano rivolti a persone di staff un po’ più solide che se la sentivano di più di fare il viaggio andare a parlare in inglese affrontare temi difficili; i gruppi di 4 erano più per fare gruppo.

D: Qual è stata la difficoltà più grande e come è stata risolta?
S.G.: Non è stato facile trovare l’organizzazione ospitante, come dicevo. Prima abbiamo provato con la piattaforma EPALE, ma ci siamo accorti che dentro c’era di tutto, non è sufficiente per trovare un soggetto affidabile, credibile e soprattutto che condivida le intenzioni che stavano al cuore del nostro progetto, che potesse fornirci davvero quello che che ci serviva e che fosse in sintonia con quelli che sono i bisogni dei dei partecipanti nello specifico.
Quindi abbiamo individuato l’hosting partner grazie a raccomandazioni di altre organizzazioni con cui siamo in ottimi rapporti in giro in giro per l’Europa.
E qui mi soffermo per dare un consiglio su questo punto. Noi siamo un’organizzazione molto piccola abbiamo investito tantissimo sul tentativo di costruirci una rete di rapporti internazionali, è stato uno sforzo forse più grande di noi. Però ora sta rendendo tantissimo in termini di scritture progettuali. Adesso sappiamo quali sono i soggetti affini a noi in Europa e su quali tematiche possiamo contare quando abbiamo bisogno di scrivere un progetto. Non c’è più il dramma di contattare il comune spagnolo X e poi scoprire che c’era un funzionario che ha fatto copia in colla.
Un’altra difficoltà si è verificata dovendo affrontare l’imprevisto. Mi ricordo che c’era stata una mobilità dove due ragazzi che dovevano partire il giorno prima si erano sentiti male e quindi, niente. Per fortuna avevamo fatto un sistema di riserve con l’hosting già pronte e abbiamo riprogrammato la formazione per il mese successivo.

D: Qual è stato l’aspetto positivo più importante che ti senti di segnalare?
S.G.: L’esperienza è andata bene in molte cose forse sarà stato il gruppo di ragazzi giovani, ma partecipare a questi corsi dove poi erano presenti persone che provenivano da tutta Europa ha creato un enorme entusiasmo nel nostro nel nostro gruppo. L’organizzazione che abbiamo trovato – Ulex Project – tra l’altro sta in un luogo molto pittoresco in mezzo ai Pirenei e questo ha creato un contesto davvero molto gioioso. I ragazzi continuavano a mandarci foto durante le formazioni delle loro attività all’aperto e nei momenti di trekking dove conoscevano le altre persone e creato rapporti con altre organizzazioni. Magari io vivevo un po’ con l’ansia, soprattutto le prime volte, per chi partiva nelle prime formazioni (il viaggio era molto lungo, la puntualità…), ma poi ci siamo organizzati su tutto, anche per sostituire le rinunce dell’ultimo momento.

D: Come avete realizzato la disseminazione e che impatto ha avuto?
S.G.: La disseminazione è un’attività che secondo me piace molto la nostra organizzazione e l’abbiamo svolta su più livelli. Una disseminazione interna, fondamentale, rispetto al resto dello staff e ai componenti dell’organizzazione quindi dopo ogni mobilità noi organizzavamo con le ragazze e i ragazzi che avevano partecipato come discenti e che selezionavano uno o due dei laboratori fondamentali che avevano svolto rispetto al curriculum per quel corso e lo riproponevano allo staff e ai componenti dell’organizzazione che erano interessati a quel tema. Questa è stata la cosa sicuramente più utile in termini di consolidamento e diffusione delle competenze apprese.
Tenete presente che a quel tempo la nostra newsletter a livello regionale cittadino teneva dentro 30.000 persone quindi la diffusione di questi “corsi” – ma chiamarli corsi è esagerato – di questi laboratori di trasferimento delle competenze aveva una sua dimensione e ha avuto anche un ritorno, contribuendo ad aumentare le persone desiderose di partecipare come attivisti. Lo staff attuale della formazione è formato completamente da quel ciclo di formazione e questo è un grande risultato per noi. Siamo cresciuti al punto che adesso pensiamo dall’anno prossimo di sviluppare la nostra proposta formativa sul livello nazionale, quindi la stiamo anche un po’ impostando da questo punto di vista e questo tipo di disseminazione ha reso fortissimamente.
Per questo stiamo pensando di riformulare i prodotti di disseminazione, ad esempio il manualetto che avevamo realizzato per i corsi, che è sempre aperto all’aggiornamento collaborativo, lo stiamo rifacendo anche per i ragazzi nuovi che entrano nella scuola come formatori e si trovano già materiali di riferimento per lavorare.

a cura di Alessandra Ceccherelli e Francesco Del Brocco,
Agenzia Erasmus+ INDIRE

Manuale di formazione – Scuola “Hope” di attivismo politico
a cura dello staff della formazione di “Organizzazione Studio Agitazione”, iniziativa nazionale di Genova che Osa aps.
Questo manuale nasce dalla pratica costante e formazione continua all’interno della Scuola “Hope” di attivismo politico, ed è in costante aggiornamento. La presente versione riflette lo stato dell’arte alla data di pubblicazione.
Luglio 2025
Riferimenti;
Scopri cosa sono i progetti di mobilità breve (KA122)






