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Storie e buone pratiche
Diritti fondamentali e cittadinanza digitale: un intervento di Unifi al Festival d’Europa sui temi
Il 9 maggio, in occasione della Giornata dell’Europa, le tre istituzioni organizzatrici del Festival d’Europa 2025 (Agenzia Erasmus+ INIDRE, Comune di Firenze e Università di Firenze) si sono riunite per un evento comune all’Arengario di Palazzo Vecchio a Firenze. Durante l’incontro sono stati presentati diversi interventi dedicati al futuro dell’Unione Europea.
Tra questi, uno in particolare ha avuto rilievo è stato quello del Professore ordinario di diritto costituzionale e pubblico dell’Università di Firenze, Erik Longo, “Diritti fondamentali e cittadinanza digitale”.
Nel tempo presente, segnato da profonde trasformazioni sociali e tecnologiche, il concetto di cittadinanza richiede una continua ridefinizione. L’intervento si colloca proprio dentro questo cantiere aperto, dove si incrociano riflessione teorica, ricerca giuridica e responsabilità civica.
A partire dallo studio del diritto costituzionale europeo, il testo esplora il legame tra diritti fondamentali e cittadinanza digitale, intesa come una nuova forma di partecipazione alla vita collettiva. In questo senso, la cittadinanza digitale si presenta come una sfida cruciale per l’impegno civico del nostro tempo: richiede competenze, consapevolezza, spirito critico e – soprattutto – una visione della tecnologia al servizio della persona e della democrazia.
L’autore mette in luce come, nel contesto della trasformazione digitale, esercitare la cittadinanza significhi non soltanto accedere a diritti e servizi, ma anche partecipare attivamente alla costruzione di una società giusta, inclusiva e sostenibile. Questo implica riconoscere e contrastare le nuove forme di esclusione, promuovere l’educazione permanente, garantire l’eguaglianza nell’accesso agli strumenti digitali, e vigilare sul rispetto della dignità umana anche negli ambienti virtuali.
Nel quadro più ampio del progetto europeo, il tema della cittadinanza digitale si intreccia con quello della partecipazione democratica, della coesione sociale e dell’autodeterminazione dei cittadini. In un’epoca in cui la tecnologia rischia di essere vissuta come una forza impersonale e pervasiva, questo intervento ci invita invece a rivendicare un ruolo attivo nella sua governance, restituendo centralità alla persona, ai diritti, alla responsabilità collettiva.
In ultima analisi, si tratta di comprendere che la cittadinanza, oggi più che mai, non è soltanto un dato giuridico o burocratico, ma una pratica viva e quotidiana di impegno civico, che trova nuove forme e nuovi spazi anche – e soprattutto – nel mondo digitale.
Riportiamo qui un estratto dall’intervento:
“… Negli ultimi decenni, il panorama della cittadinanza – andando oltre le potenzialità originarie – si è arricchito con l’emergere di nuove forme: dalla cittadinanza europea a quella urbana, dalla cittadinanza multiculturale a quella di genere, fino a categorie più recenti come la cittadinanza attiva, quella legata al consumo o all’impresa.
Il mondo post-moderno ci ha fatto scoprire anche una nuova pagina per il concetto di cittadinanza. Nella società del nuovo millennio i modelli di democrazia si sono moltiplicati; le nuove tecnologie sono divenute predominanti sia dal punto di vista economico che sociale; l’informazione e la facilità di comunicazione hanno acquisito un’importanza e un potere senza precedenti.
Il fenomeno che riassume di più la trasformazione attuale è certamente “trasformazione digitale”. Incidendo in tutti gli ambiti del potere, dell’economia e della società, la digitalizzazione ha innescato un processo di trasformazione del rapporto tra soggetto e istituzioni modificando alcuni paradigmi fondamentali dell’ordinamento costituzionale. L’esercizio di molti diritti fondamentali è stato svincolato dal rapporto diretto tra il cittadino e le istituzioni, divenendo mediato da strumenti digitali che, per la loro stessa natura, hanno richiesto o la sostituzione o la modifica degli spazi fisici entro cui quegli stessi rapporti avevano comunemente luogo.
La trasformazione digitale ha finito per incidere fortemente sul concetto di cittadinanza, ovvero, sulle forme di esercizio dei diritti (civili e sociali) derivanti dall’appartenenza ad una determinata comunità, anche se non necessariamente collegati allo status di cittadino.
Sul piano giuridico, sociale e tecnologico è emerso un nuovo modo di intendere la cittadinanza che cerca di agganciarla alla immaterialità delle tecnologie digitali. Alcuni autori la chiamano “cittadinanza digitale”.
Pur essendo un concetto ancora in costruzione, dai contorni non sempre definiti, sia i giuristi che i filosofi e i sociologi usano questo termine tanto per identificare i nuovi modi per esercitare diritti civili e politici antichi e per riconoscere nuovi tipi di diritti quanto per chiarire i rischi insiti in queste nuove tecnologie.
Una definizione parecchio utile viene dalla Commissione, che la definisce alla stregua di un concetto che indica quell’insieme di valori, competenze, atteggiamenti, conoscenze e capacità critiche che tutti devono possedere per vivere e partecipare attivamente nella società digitale. La cittadinanza digitale indica perciò il grado con il quale ogni persona è in grado di usare consapevolmente la tecnologia, ma anche di interagire con essa in modo positivo, responsabile, critico.…”
Per approfondire
Leggi qui il contributo completo del Prof. Longo
Le priorità nel programma Erasmus+
Di Elena Maddalena
Agenzia Erasmus+ INDIRE
Ufficio Comunicazione



