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Quando il digitale riattiva la memoria: il progetto AIDA e la sperimentazione di una nuova frontiera per l’Alzheimer

Un bisogno reale: oltre la dimensione clinica
Ci sono malattie che non colpiscono soltanto la memoria, ma anche il modo in cui una persona resta in relazione con il mondo. L’Alzheimer, che oggi riguarda circa cinquanta milioni di persone a livello globale, è una di queste. Per chi ne è colpito, e per chi se ne prende cura ogni giorno, il problema non è solo sanitario: è relazionale, sociale, emotivo. Solitudine, isolamento e difficoltà di partecipazione alla vita quotidiana sono condizioni diffuse in molti contesti europei, rese ancora più evidenti negli ultimi anni. È da questo bisogno concreto che nasce AIDA – Alzheimer Patients Interaction through Digital and Arts, un progetto Erasmus+ che ha scelto di affrontare la sfida in modo innovativo: utilizzare il digitale, insieme all’arte, per migliorare la qualità della vita delle persone con Alzheimer e dei loro caregiver, promuovendo soluzioni più inclusive.

Il digitale come leva di inclusione
Uno degli aspetti più distintivi di AIDA è il modo in cui interpreta la trasformazione digitale. Non come semplice introduzione di strumenti tecnologici, ma come leva concreta per facilitare la relazione, l’accesso e la partecipazione.
Il progetto si basa su un’integrazione tra tre ambiti che raramente dialogano in modo strutturato: socio-sanitario, artistico-culturale e digitale. In questo contesto, queste dimensioni diventano un ponte per riattivare memoria, emozioni e interazione, soprattutto in situazioni di fragilità.In AIDA la digitalizzazione viene concepita come una “finestra sul mondo”, capace di contrastare isolamento e solitudine e di rendere più accessibili esperienze culturali e relazionali.

Una metodologia che unisce esperienza fisica e dimensione virtuale

Il cuore operativo di AIDA è la sua metodologia strutturata in tre fasi, che integra costantemente dimensione analogica e digitale.

  1. La prima fase è l’esplorazione artistica: i partecipanti visitano musei e luoghi culturali, osservano opere e condividono impressioni ed emozioni.
  2. La seconda fase è la creazione artistica: attraverso attività artistiche, anche supportate dal digitale, le persone vengono coinvolte attivamente in processi espressivi.
  3. La terza fase introduce pienamente la dimensione digitale: la costruzione di una galleria personale” virtuale, dove le esperienze vengono raccolte, rielaborate e condivise anche oltre il momento in presenza.

Questo passaggio è cruciale: il digitale non sostituisce l’esperienza reale, ma la estende, permettendo continuità, memoria e connessione.

Dal toolkit alle attività: il digitale dentro le pratiche educative
Il toolkit AIDA, sviluppato dal progetto per trasferire la metodologia AIDA ai professionisti, rende molto concreta questa integrazione. Le attività proposte combinano stimoli artistici e strumenti digitali per attivare memoria, emozioni e comunicazione. Tra gli esempi più significativi:

  • l’esplorazione di musei digitali per richiamare ricordi legati a luoghi familiari;
  • il diario artistico quotidiano, anche in formato digitale, per lavorare su memoria ed emozioni positive;
  • attività creative che favoriscono espressione personale e relazione;
  • percorsi musicali e sensoriali arricchiti da supporti digitali.

Queste attività dimostrano come la digitalizzazione possa essere semplice, accessibile e centrata sulla persona, anche in contesti caratterizzati da fragilità cognitive.

La piattaforma digitale: uno spazio europeo di connessione
Uno degli output più innovativi del progetto è la creazione di uno spazio virtuale immersivo. Non si tratta solo di una vetrina, ma di un ambiente che permette di:

  • visitare contenuti e risultati del progetto;
  • condividere esperienze;
  • creare connessioni tra professionisti, caregiver e comunità.

Questo spazio rappresenta un esempio concreto di come la trasformazione digitale possa generare ecosistemi di apprendimento e relazione, superando i limiti geografici e temporali delle attività in presenza.

Coinvolgere le persone: digitale e cura della relazione
Il progetto ha posto grande attenzione al coinvolgimento diretto dei destinatari. Le attività sono state progettate per persone con Alzheimer lieve-moderato, sempre accompagnate dai caregiver, in piccoli gruppi per garantire un ambiente accogliente e sicuro. La dimensione digitale è stata introdotta in modo graduale, con un forte supporto dei facilitatori. Il toolkit sottolinea l’importanza di:

  • adattare linguaggio e tempi;
  • evitare sovraccarichi sensoriali;
  • rispettare sempre la libertà di scelta del partecipante;
  • mantenere un clima positivo e non giudicante.

In questo senso, il digitale non è mai imposto, ma accompagnato, diventando parte di un’esperienza relazionale più ampia.

Risultati e benefici: cosa cambia per i partecipanti
Dal punto di vista dei risultati, il progetto ha lavorato su più livelli: lo sviluppo di scenari di apprendimento, la preparazione di professionisti, l’attivazione di team territoriali e il coinvolgimento diretto di persone con Alzheimer e caregiver in percorsi pilota nei Paesi del progetto. Le esperienze sono state successivamente digitalizzate e sistematizzate in 15 casi studio, contribuendo a rendere il modello replicabile. Ma il dato più significativo riguarda i benefici osservati sui partecipanti. Come riportato nel toolkit, l’analisi su un campione iniziale di 37 persone con Alzheimer evidenzia un miglioramento nei punteggi relativi a:

  • felicità
  • interesse
  • benessere
  • fiducia
  • ottimismo

Questi risultati suggeriscono che l’integrazione tra digitale e arte può avere un impatto positivo sullo stato emotivo e sulla qualità dell’esperienza vissuta dai partecipanti.

Il valore aggiunto europeo: innovare insieme
Il partenariato europeo ha avuto un ruolo determinante. Il progettoha infatti coinvolto organizzazioni con competenze che spaziano dalla ricerca neuroscientifica al lavoro con persone con Alzheimer, fino ai musei e all’innovazione digitale e sociale. Tra queste, il capofila Fondazione Patrizio Paoletti (Italia), CRHACK LAB Foligno 4D (Italia), Innovation Frontiers (Grecia), Office of Public Works (Irlanda), Alzheimer Bulgaria Association (Bulgaria), Spomincica – Alzheimer Slovenia (Slovenia), Viborg Museum (Danimarca). Questa collaborazione ha permesso di sviluppare una metodologia condivisa ma flessibile, capace di adattarsi a contesti diversi e di integrare approcci complementari.
Il valore aggiunto europeo emerge proprio qui: nella capacità di costruire soluzioni nuove attraverso il confronto tra esperienze diverse, creando una rete di esperti capace di generare impatto sui territori coinvolti.

Criticità e apprendimento: progettare il digitale per la fragilità
Integrare il digitale in contesti caratterizzati da fragilità cognitive non è stato semplice. Il progetto ha dovuto affrontare sfide legate a:

  • competenze tecnologiche limitate;
  • necessità di adattare strumenti e linguaggi;
  • gestione degli ambienti e dei partecipanti alle attività.

Queste difficoltà hanno però contribuito a migliorare la metodologia, rendendola più accessibile, inclusiva e replicabile. Il progetto dimostra che la digitalizzazione funziona solo quando è progettata intorno alle persone, e non viceversa: è da lì che deve partire.

Guardando al futuro: verso una digitalizzazione più umana
AIDA lascia in eredità una metodologia, un toolkit operativo, uno spazio digitale e una rete europea di professionisti. Ma soprattutto propone una visione: una trasformazione digitale che non esclude, ma include; che non sostituisce la relazione, ma la rafforza; che non è pensata per l’efficienza, ma per il benessere. In un’Europa che affronta l’invecchiamento della popolazione e nuove sfide sociali, progetti come AIDA mostrano che il digitale può diventare uno strumento potente per costruire comunità più accessibili, partecipative e umane.

di Valerio Li Puma
Fondazione Patrizio Paoletti

Titolo progetto: AIDA – Alzheimer Patients Interaction through Digital and Arts

Codice e link a scheda progetto: 2021-1-IT02-KA220-ADU-000027077

Coordinatore: Assisi International School + Fondazione Patrizio Paoletti, Roma

Paesi partner: Bulgaria, Danimarca, Grecia, Irlanda, Slovenia, Italia (coordinatore)

Sitografia

AIDA project website: https://artzheimer.eu/

Metodologia AIDA: https://artzheimer.eu/download/it/methodology/AIDA_Methodology%20Final_ITA.pdf

Toolkit AIDA: https://artzheimer.eu/download/it/methodology/AIDA%20Toolkit-ITA.pdf

Bibliografia

Michele Pellegrino, Patrizio Paoletti, Ludovica Ortame, Giorgia Marchionni, Bettina Bunch, Kalina Ekova, Louise Hopper, Irina Ilieva, Rikke Johansen Smidt, Stephanie Kennedy, David Krivec, Maja Selič , Tal Dotan Ben-Soussan (2024), Chapter Four – The Alzheimer’s patients interaction through digital and arts (AIDA): A feasibility study to improve wellbeing in people with Alzheimer’s disease (Pages 71-89), Elsevier. [articolo disponibile su sciencedirect.com]

a cura di Alessandra Ceccherelli
Digital Contact Point Agenzia Erasmus+ INDIRE

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