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Il mio Teaching assignment Erasmus+ da Piacenza a Malmö, Svezia: scuola, teatro e nuove prospettive

Dalla classe al palco e viceversa: la mia esperienza di docente al Rytmus Musikgymnasium di Malmö

Due settimane non sono che una parentesi nel tempo lungo di un anno scolastico, eppure possono bastare a cambiare prospettiva e offrire nuovi stimoli circa il senso profondo del fare scuola. Questo, per lo meno, è quanto è accaduto a me! A fine febbraio sono rientrato da Malmö, in Svezia, dove ho vissuto un’intensa esperienza come visiting teacher presso l’istituto RYTMUS MUSIKGYMNASIUM, all’interno del programma Erasmus+.

La scuola, un Istituto a metà strada tra i nostri conservatorio e Liceo Artistico, forma cantanti, musicisti, tecnici del suono e producers. In una prospettiva di ampliamento dell’offerta formativa dell’Istituto svedese, la dirigente Josefin Knagg (che avevo conosciuto lo scorso anno in occasione di un job shadowing presso la stessa scuola) mi ha invitato al Rytmus Musikgymansium in veste di insegnante. Per due settimane, sono stato così parte integrante del collegio docenti della scuola svedese, con l’incarico di tenere una serie di attività incentrate sulle arti performative.

La lezione tipo del RYTMUS è segmentata, con pochi momenti frontali e molta attività laboratoriale. I miei contributi, ovviamente adattati a questa impostazione metodologica e svolti in inglese (gli studenti sono quasi perfettamente bilingui),  si sono articolati attorno ad un comune fulcro tematico: intendere corpo, voce e presenza fisica come elementi performanti per il solo motivo di esistere.

In un workshop dedicato all’artista Marina Abramović, ho lavorato sul concetto di “performance art” e sulla “presenza”, attraverso esercizi ufficiali del così detto Abramovic Method. Gli studenti hanno così esplorato cosa significhi essere davvero presenti a sé stessi e agli altri.

Gli incontri dedicati al potente romanzo di E. Louis “Chi ha ucciso mio padre” (testo di narrativa scelto dai colleghi svedesi per poterlo leggere in classe ad alta voce) sono stati occasione per concentrarmi sull’uso della voce e della postura. Volevo mostrare agli studenti che la lettura è un atto interpretativo dove ritmo, volume e pause sono strumenti espressivi, oltre che di analisi testuale.

Ho poi lavorato su tecniche di public speaking, affiancando le attività di realizzazione di alcuni Ted talk su temi di attualità scelti dagli studenti.

Fondamentale è stato infine il lavoro di regia e allestimento scenico in preparazione della RYTMUS DRAMA NIGHT (spettacolo portato in scena il 5 febbraio per studenti e pubblico pagante). Conducendo numerosi workshop tematici, ho avuto modo di lavorare su scrittura drammaturgica, uso dell’oggetto di scena, postura, voce ed espressività, a partire da testi scritti dagli studenti e poi portati in scena da 5 diversi gruppi classe.
In questi video, due momenti delle lezioni sull’espressività.

Queste attività, apparentemente distanti dalla nostra quotidianità scolastica, avranno in realtà una ricaduta immediata e preziosa sulla mia didattica quotidiana delle discipline Italiano e Storia. Sperimentare la voce e il corpo significa, per un mio studente in Italia, imparare a “leggere” la letteratura non come un reperto fossile, ma come un organismo vivo. Progettare un Ted talk su temi cari ai ragazzi è un modo alternativo per esercitarsi sulle capacità argomentative degli studenti. Allo stesso modo, anche lo studio della Storia può beneficiare di questo approccio: dare voce ai protagonisti del passato attraverso tecniche di narrazione o di “public speaking” trasforma la memoria storica in un’esperienza empatica, dove gli studenti imparano ad “abitare” i contesti, sviluppando uno spirito critico ed una capacità comunicativa fondamentali per il loro futuro.

Un articolo sulla stampa locale, quotidiano Libertà – guarda il pdf

Torno in classe con la consapevolezza che il mio ruolo di docente deve farsi sempre più  simile a quello del “mentore” e dello “scaffold”, fornendo l’impalcatura su cui ogni studente può costruire la propria voce, senza essere schiacciato dalla mia. Questa esperienza a Malmö è già diventata linfa per le mie lezioni. Perché insegnare Italiano e Storia significa, in fondo, insegnare ai ragazzi a stare al mondo con consapevolezza e passione, oltre che instillare in ogni studentessa e studente la capacità di raccontare, su qualunque palcoscenico si troverà, la propria identità.

Salvatore Mortilla,
Docente di italiano e storia – Istituto di Istruzione superiore “G.D. Romagnosi” Piacenza

s.mortilla@romagnosi.it


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