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Da Bruxelles a Indianapolis: come l’Erasmus ti cambia la vita!

Marcello Cellina è Junior Research Assistant presso il Politecnico di Milano dove ha studiato ingegneria dell’automazione. Marcello è membro del Team PoliMOVE, un gruppo di ricercatori con sede presso il Dipartimento di Elettronica, Informatica e Bioingegneria che, nella divisione Polimove Autonomous Racing, si concentra sullo sviluppo di algoritmi driverless per vetture a guida autonoma. Il team ha gareggiato e vinto all’Indy Autonomous Challenge, la prima gara ad alta velocità testa a testa sul famoso circuito automobilistico di Indianapolis, dove si sono sfidate le migliori università del mondo. La vettura messa a punto dal PoliMOVE ha anche stabilito il record mondiale di velocità per un auto a guida autonoma superando i 300km/h su circuito.

Marcello era lì, come è nei laboratori universitari tutti i giorni, a lavorare per crescere. Un forte slancio al suo percorso è venuto sicuramente dalla esperienza di mobilità internazionale Erasmus svolta a Bruxelles presso la Université Libre durante il percorso di Laurea Magistrale.

Marcello ha portato la sua esperienza e l’adrenalina internazionale di Indianapolis a Firenze, in occasione delle celebrazioni per i 35 anni del Programma Erasmus.

Rilanciamo il messaggio che ha condiviso in quell’occasione speciale, lo scorso 9 maggio, Festa dell’Europa.

Qui di seguito invece un’intervista dove Marcello ci racconta come e quanto l’esperienza Erasmus abbia contribuito anche all’esperienza di Indianapolis:

“La mia esperienza Erasmus mi ha permesso di comunicare più efficacemente e stringere facilmente rapporti professionali e personali con membri degli altri Team europei, facendo leva sulla nostra cultura comune specie mentre ci trovavamo in un contesto a noi estraneo (Indianapolis è l’opposto diametrale al concetto di città a cui siamo abituati in Europa).

E’ stato soprattutto lo spirito di collaborazione aperta e la condivisione di idee trovato a Bruxelles, in un tessuto culturale diverso ma comune, ad avermi spinto a continuare la mia carriera accademica con un assegno di Ricerca e in futuro un Dottorato.

Quando ero a Bruxelles sono rimasto colpito dalla facilità con cui i colleghi belgi organizzassero il lavoro di gruppo. Nonostante sia risaputo che fuori Italia la formazione universitaria è più pratica e applicata, vederne un riscontro pratico mi ha impressionato molto: ogni corso che ho seguito aveva uno ho più progetti da completare (un corso ne aveva 5!), che in un paio di occasioni hanno preso il posto dell’esame. Non so se fosse la norma o sia stato deciso così a causa della situazione COVID molto pericolosa in Belgio in quel momento.

Questi progetti di norma andavano svolti in gruppo e ricordo molto bene la sensazione di sorpresa che ho avuto nell’inserirmi in un team di colleghi abituati sin dal prima anno di corso (noi eravamo al quinto) a lavorare secondo questa impostazione: senza perder tempo, ci si incontrava per dividersi il lavoro, ognuno preparava la sua parte e ci si rivedeva una settimana dopo portando i risultati ottenuti.

Ovviamente ho cercato di portare questo approccio nel mio lavoro all’interno del Team PoliMove ma non essendone a capo mi sono limitato ad applicarlo al mio contributo!

A Bruxelles inoltre era la prima volta in cui mi trovavo a parlare costantemente, fluentemente e in maniera informale in inglese, più raramente in francese. Con alcuni di questi ragazzi ho stretto profondi legami, e giusto un mese fa sono stato a Barcellona ospite di un mio carissimo amico, nativo del posto e fiero Catalano. La possibilità di visitare una città non da semplice turista ma attraverso gli occhi di una persona che vive, respira ed è parte della cultura locale è un’esperienza ricca e impagabile, che difficilmente avrei potuto fare senza il mio percorso in Erasmus.

Ultimo ma non per importanza, la crescita personale e umana che inevitabilmente avviene quando una persona va ad abitare in un altro paese, parlando una lingua non sua, dovendo trovare una casa, firmare un contratto, risolvere le dispute domestiche con i coinquilini, affrontare la burocrazia, le restrizioni del Covid eccetera. La capacità di adattarmi in fretta mi è stata inaspettatamente utile nel lavoro del Team PoliMove: sono arrivato a Indianapolis due mesi prima della gara, in un momento estremamente critico: eravamo tutti enormemente sotto pressione, dormivamo cinque ore a notte e il lavoro mancante sembrava infinito. In più, ci ritrovavamo tutti catapultati in una realtà completamente diversa dalla nostra, quella della piccola capitale degli Stati Uniti dove ci si muove solo in macchina, i condomini hanno centinaia di appartamenti e i supermercati sembrano città. In quel frangente, la capacità di adattarmi velocemente a un ambiente diverso da quello a cui ero abituato ha eliminato una fonte di stress dall’equazione e mi ha permesso di concentrarmi al 100% sul lavoro. E considerando che ho scritto la versione finale del mio algoritmo la sera prima della gara, forse ha fatto la differenza.”

Qui potete vedere l’adrenalinico video della competizione a Indianapolis:

In bocca al lupo a Marcello e a PoliMOVE!

Alessia Ricci
Ufficio comunicazione
Agenzia nazionale Erasmus+ Indire

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